Scrivere il noir

52 settimane
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studenti

Quello che chiamiamo “noir” nasce pressoché in contemporanea con il cinema. Con il cinema vive un rapporto di scambio continuo e così farà con il fumetto, i videogiochi e con le serie tv nei decenni successivi.
Se c’è una ragione per cui la scrittura noir alimenta da sempre altri tipi di narrazioni senza farsi scavalcare è perché tende a una concretezza fisica e a una rapidità capace di farsi realtà sensoriale nella mente di chi legge.

Perché raccoglie la sfida di interagire con l’immaginario di esseri umani completamente diversi dai lettori dei romanzi di un secolo fa.

Sono quattro gli argomenti selezionati da Giampaolo Simi per questo seminario di 10 ore: la descrizione di un luogo e della sua atmosfera, l’ingresso di un nuovo personaggio, il dialogo e l’incipit.

Proveremo a migliorare ciò che abbiamo scritto imparando come vengono affrontati questi aspetti nelle pagine di alcuni scrittori (fra loro stilisticamente diversi) come David Peace, Giorgio Scerbanenco, Dominique Manotti, Jean Patrick Manchette, Flannery O’Connor e altri.

Cercheremo di capire come ciascuno utilizza non solo le parole e il punto di vista, ma i suoni, le pause, i non detti e persino il bianco della pagina, i mantra di alcune ripetizioni ossessive, l’asciuttezza o la ridondanza, i cambi di ritmo e gli scarti improvvisi. Alcune delle loro pagine più riuscite fanno sì che la nostra mente allestisca in tempo reale, senza esitazioni, tutto ciò che serve a farci immergere nel mondo di cui ci stanno raccontando. A rendere quindi la lettura un’esperienza completa e appagante.

Lo scopo è capire quali intuizioni stiano alla base di queste pagine. E prendere così il coraggio che serve a intervenire quando il nostro racconto galleggia in una impalpabile vaghezza, o viceversa si adagia in maniera stanca e pedissequa sulla scheda del personaggio che abbiamo diligentemente preparato.